Una delle cose brutte che avrei davvero preferito non venire mai a sapere, è che mia mamma sapeva che l’ultimo anno di liceo stavo male. 

Sapeva che vomitavo dopo mangiato, tutte le volte. 

Origliava in bagno quando mi ci chiudevo dentro e controllava il cestino della spazzatura per vedere che ci avessi buttato dentro. 

E non ha mai fatto niente, e dico NIENTE per aiutarmi. 

Io non credo riuscirò mai a perdonarla per questo. Avrei potuto continuare a distruggermi e non avrebbe farro nulla. 

E poi dopo? Se fossi morta perchè avevo deciso così? Allora avrebbe detto che sapeva?

Io non voglio una famiglia perchè non voglio rischiare di fare così del male a chi dovrei amare più della mia stessa vita. 

"Most people think happiness is about gaining something, but it’s not. It’s all about getting rid of the darkness you accumulate."
— Carolyn Crane (via thisyearsgirls)

(Fonte: larmoyante)

"Esistono rapporti inclassificabili. Non sono amore nè amicizia, sta a noi inventare una definizione. E io li chiamo tossici."

(via ilpostoincuibrillare)

Ah, ecco.

(via sechiudogliocchinoncisei)

La stessa precisa identica definizione che gli ho sempre dato io, cristo.

(via deepinmyboness)

QuestionRagazzelli belli ho una domanda che mi assilla da qualche tempo: non riesco completamente (pur sforzandomici) a capire coloro che si tagliano (non solo quelli che lo usano come pretesto per ottenere attenzioni, quelli mi fanno incazzare e basta), sarà per il mio carattere ma sinceramente non riesco a concepire di danneggiare volontariamente il mio corpo che, essendo profondamente narcisista, amo alla follia, pur non essendo un figo della madonna. Quindi voicorsa ne pensate? Answer

urltroppolungoesimilpoetico:

L’autolesionismo non è un comportamento tipicamente collegato al suicidio anche se molte volte il danneggiamento del corpo può portare alla morte. L’autolesionismo, a volte senza che l’individuo ne sia consapevole, diventa spesso una risposta al lancinante dolore emotivo che non può essere risolto in altri modi. Le ragioni per cui si pratica l’autolesionismo sono varie in quanto esso serve per soddisfare funzioni diverse. Talvolta l’autolesionismo fornisce, a chi lo pratica, temporaneo sollievo da stress, ansia, depressione, senso di fallimento e disgusto per sé stessi. L’autolesionismo diventa, soprattutto nei soggetti vittime di abusi, un modo per controllare il dolore in contrasto con il dolore che si è provato in precedenza[30]. Talvolta però i motivi per cui si pratica l’autolesionismo non hanno niente a che vedere con la medicina come dimostra questo esempio:

« Le mie motivazioni per l’autolesiosmo sono svariate tra cui esaminare l’interno delle mie braccia per le linee idrauliche. Questo può sembrare davvero strano. »

[31]

Lo studio britannico ONS ha trovato solo due motivi per cui si pratica l’autolesionismo: rabbia verso sé stessi e ricerca di attenzioni. Per alcune persone danneggiare sé stessi può essere un modo per ricevere attenzioni dagli altri o di chiedere in modo indiretto aiuto, ma può essere anche un modo per manipolare gli altri. Tuttavia le persone croniche non ricercano attenzioni e perciò nascondono le cicatrici che si sono procurati[32].

Per molte persone l’autolesionismo diventa un modo per “scappare” o dissociarsi, separando la mente dai sentimenti d’angoscia che provano. Ciò si verifica facendo credere alla mente che la sofferenza attuale che si percepisce è causata dall’autolesionismo e non dai problemi reali, preesistenti: il dolore fisico diventa quindi un modo per distrarsi da quello emotivo. Per completare questa teoria si può dire che dietro l’autolesionismo c’è il bisogno di “fermare” il dolore emotivo, una sensazione d’inquietudine o un’agitazione mentale.

"Una persona può essere ipersensibile e sopraffatta; molti pensieri brulicano nella sua mente ed egli può così decidere di fermare questi sentimenti oppressivi."[33].

Nei soggetti che hanno subito un abuso sessuale possono essere feriti deliberatamente gli organi sessuali come un modo per affrontare i sentimenti indesiderati legati alla sessualità.

Praticare l’autolesionismo può significare farsi del male e nello stesso tempo provare piacere, derivare da esso sollievo. Per alcuni tagliarsi può essere abbastanza problematico ma alla fine decidono di farlo lo stesso proprio perché pensano a quello che possono ottenere dopo. Questo sollievo per alcuni è psicologico; in altri esso è generato da endorfine beta rilasciate nel cervello. Le endorfine sono gli oppioidi endogeni che vengono rilasciate dopo una lesione fisica, agiscono come un antidolorifico naturale, inducono piacere e riducono lo stress emotivo e la tensione. Alcuni autolesionisti dicono di non provare nessun dolore mentre si feriscono; altri, invece, lo usano per provare piacere.

Al contrario per altri farsi del male significa provare qualcosa, anche se la sensazione è dolorosa e per niente piacevole. Queste persone manifestano sensazioni di vuoto e intorpidimento (anedonia) e perciò il dolore fisico può essere un modo per provare sollievo.

(Wikipedia)

"Stasera vorrei essere sul tuo terrazzo e fumare, bere té verde e sentire musica triste. Non perchè sia triste. Non mi sento triste. Malinconica sì, invece, particolarmente stasera. Ed è per questo che sarebbe bello, perchè non lotterei ma mi terrei stretto il buono, il vivo, se ancora ce n’è, perché attingerei alla presenza per avere un po’ di dolcezza. Forse ti sfiorerei il braccio mentre guardando le stelle finirei per chiederti dov’è la stella polare o ti strapperei qualche bugia mascherata da promessa. E farei domande. E vorrei domande. Dio, tu non puoi nemmeno immaginare quanto abbia bisogno di domande da mangiare, quelle che mi strappano a morsi e mi rivoltano come un calzino… Chissá.. Chissá se sarebbe ancora così. Forse non farebbe freddo e l’unica luce sarebbe quella rossa di ogni asprirata e non avrei voglia di abbracciarti, ma solo di parlare per ore e ore e ore e ancora. Mi piaceva così tanto parlare fino a tardi, fino alla fine delle bugie, fino al restare nuda di ogni barriera, di ogni limite inutile autoimposto. E tra un tiro e l’altro, giocare con i miei capelli legandoli e sciogliendoli un milione di volte, sotto la luna che ride beffarda"
"Passa il tempo, e tu lo sai fin troppo bene, Stephen. Se ci ho pensato? Se ho ricordato? Certo che l’ ho fatto, ogni giorno da quando ti ho chiesto di andare via. Ho continuato a domandarmi quanto odio potessi covare nel tuo cuore, se le decisioni che mi ero imposta ti fossero sembrate immotivate,se ti avessero fatto soffrire. Pensavo che non avrei piú incrociato i tuoi passi con i miei. Ricordo quando dicevi che il giorno in cui ci avrei tenuto abbastanza a me avrei finalmente iniziato ad allontanare dalla mia vita quello che mi faceva soffrire e avrei finalmente smesso di essere infelice. E che in cima alla lista ci sarebbe stato il tuo nome. A quanto pare avevi ragione, no, non mi ha mai trovata la felicitá, ma ho iniziato ad amarmi. E quello è servito. La cosa triste é che é servito cacciare te dalla mia vita. Ho sognato tutti i giorni di vederti tornare, sai? Con modi di essere diversi, senza quel maledetto egoismo che portavi dietro come un mantello, costantemente, senza le mie paure che hanno contribuito tanto, ma non del tutto, a portarti scelte diverse, emozioni diverse. E mai ad aspettarmi che a distanza di quanto? Ore?Giorni? Mesi? Anni? Avresti preso il tuo solito posto sul divano di casa mia con le scarpe nere che ti ho sempre visto indossare, ti avrei preparato del thé, e avremmo riso finchè non fosse giunto il momento di tornare da altre briciole; piú grandi o piú piccole, non l’ho mai saputo. Eppure guardati, sei qui. Con le stesse scarpe, su una sedia e stringi una tazzina di caffè macchiato e tra pochi minuti ti accompagneró alla porta, perché il giorno in cui te l’ho chiusa alle spalle sapevamo entrambi che volevamo rimanere, e che come al solito ti mancava il coraggio di farlo. Ricordi? Ti dissi che ti avrei aspettato e mai ti avrei chiuso la porta in faccia. Ero debole e sciocca e terrificantemente innamorata di te, lo sapevi fin troppo bene. Ma gli anni passano, le cose cambiano. Si diventa grandi, si pretende il rispetto che si merita. Non voglio conoscere i motivi che ti hanno fatto bussare di nuovo alla mia porta. So che non mi bastano come non mi sono mai bastati. So che non mi accontento di ulteriori bugie. Ti prego di andare, lontano, vicino, davvero, non importa, ma vai. Non posso perdere altro per colpa tua. Non voglio perdere altro. Ho una vita bellissima, e tu non hai voluto riempire i vuoti che mi hai lasciato quando c’eri, e non ho potuto riempire i tuoi. Ho solo una domanda, prima che tu vada via: sei felice Stephen?"

storm-inbrain:

«Il modo in cui ti ho amata…mi consumava.»

— Burke to Cristina, 10x22.

(Fonte: grikurt)